La poesia al femminile. Ciao Alda

 

di Katia Marcantonio -

imageOggi, 21 marzo 2016, Google Italia ricorda Alda Merini, con una sua immagine stilizzata dietro alla scritta “google”. Vale la pena ricordare una donna e un’artista lontana da ogni insignificanza e da ogni concetto di mera apparenza. Vive una vita difficile e travagliata, prima segnata dalla guerra, poi, a piu’ riprese, dal ricovero in strutture di cura psichiatrica. Tormentata anche la sua vita privata che passa attraverso tanti amori. Una sua biografia si trova sul suo sito e su wikipedia. Lungo tutto il suo accidentato percorso di vita, la sua vena poetica, in lei vocazione quasi sfacciata, rimane inalterata e feconda. La sua poesia, spesso sintesi tra la dimensione del presente e quella futura, evoca riflessione, a volte stupore, altre smarrimento. Segnata da una forte vena emotiva e da un eco non di rado metaforico, conferisce incisivita’ ad ogni tema da lei trattato, dalla vita alla morte.

Vale la pena lasciare la parola ai suoi versi:
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

La pace
La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama.

(a Enrico Baj)

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

 
 

 

 

 
 
 

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