Una proposta italiana per l’Europa

 

Una strategia europea condivisa per crescita, lavoro e stabilità 

Febbraio 2016

bankingPubblichiamo integralmente il documento che il governo italiano ha presentato nei giorni scorsi per contribuire al rilancio dell’Europa. Si tratta di un documento importante, che si può discutere e da cui si può dissentire, ma non si può misconoscerne la rilevanza, come hanno fatto la maggior parte dei media italiani impegnati a zampettare nel pollaio quotidiano della politica. In un momento difficile, forse cruciale, della storia europea, il governo Renzi, troppo spesso e superficialmente accusato di non avere strategie, formula una proposta articolata che tocca tutti i principali problemi che la UE ha davanti.

Il progetto europeo sta soffrendo una crisi senza precedenti: le politiche attuate in risposta alla recessione economica e alla grande disoccupazione vengono considerate inadeguate dai cittadini europei, i quali di conseguenza non riescono a percepire il valore aggiunto dell’appartenenza all’Unione. Davanti alla intensità e alla durata eccezionale della crisi, gli interessi nazionali stanno prevalendo sul bene comune, sta crescendo il consenso verso proposte populiste e l’euroscetticismo è in aumento in quasi tutti gli Stati membri.

Affinché l’Europa sia parte della soluzione – e non del problema – dobbiamo ricostruire la fiducia tra i nostri cittadini e tra gli Stati membri, e sviluppare una strategia a livello dell’Unione europea per rilanciare la crescita e l’occupazione. Abbiamo fatto molta strada verso una maggiore integrazione, ma ora l’Europa è a un bivio: se ci accontentassimo di una ripresa incerta, i progressi nella crescita e nella creazione di posti di lavoro non riuscirebbero ad emergere e la zona euro rimarrebbe esposta a choc, con un serio rischio per la sua sostenibilità futura.

In questa situazione di difficoltà, riteniamo che l’Unione europea costituisca una grande opportunità. Dobbiamo coglierla e fornire ai nostri cittadini le soluzioni che si aspettano dalle istituzioni comuni. Il governo italiano presenta un’agenda politica di ampia portata, con proposte concrete, al fine di contribuire al dibattito su come una tale opportunità possa trasformarsi in un progetto concreto.

1.Una ripresa fragile: sfide e opportunità

La ripresa registrata negli ultimi trimestri in Europa è ancora modesta e fragile.

L’indebolimento della domanda esterna e le incertezze nelle prospettive globali hanno aumentato i rischi di un rallentamento complessivo dell’economia. Un periodo prolungato di inflazione eccezionalmente bassa e la ripresa lenta stanno influenzando negativamente la crescita potenziale e indebolendo le aspettative sulle prospettive economiche future. Indicatori critici quali gli investimenti, la produzione industriale e l’occupazione sono ancora molto al di sotto dei livelli pre-crisi in diversi Stati membri. Gli squilibri si sono ampliati ulteriormente con conseguenze negative sulla sostenibilità complessiva e la resilienza dell’area euro.

I segni di disaffezione verso il progetto europeo sono molto più diffusi di quanto potessimo temere anche all’apice della crisi, la cui durata eccezionale ha alimentato il consenso per le proposte populiste. Queste sono favorite anche dalla difficoltà di percepire il valore aggiunto dell’appartenenza all’Unione europea. Al contrario, soprattutto in alcuni paesi la risposta alla crisi è stata considerata tale da esacerbare le divisioni tra centro e periferia dell’Unione. Nel complesso, il mix di politiche attuate nell’Eurozona si è dimostrato inadeguato a contrastare la crisi e stimolare una ripresa sostenuta.

Per evitare che perdite significative e persistenti del prodotto influenzino in modo permanente la crescita potenziale, sono necessarie maggiore convergenza, accelerazione delle riforme strutturali e una forte domanda interna. Al di là dell’attuale mix di politiche e del contributo positivo fornito dall’orientamento della BCE, servono azioni coordinate e risolutive per affrontare con urgenza le sfide del ripristino di una crescita sostenuta e di aspettative positive.

L’Europa si trova inoltre ad affrontare nuove sfide sistemiche eccezionali: l’afflusso di migranti e richiedenti asilo. Queste sfide richiedono una politica coordinata per fornire aiuto immediato e per progettare iniziative comuni che facilitino l’integrazione. Qualsiasi inasprimento dei controlli alle frontiere interne all’Unione sarebbe dannoso per la libera circolazione dei lavoratori e delle merci, con conseguenze negative dall’impatto impredicibile.

In questo campo possono essere adottate politiche adeguate soltanto seguendo un approccio integrato, in cui l’implementazione di iniziative a breve termine è parte di una strategia più ambiziosa.

2. Un mix di politiche globali

Un approccio globale per un’Unione economica e monetaria più sostenibile e resiliente dovrebbe mirare a rafforzare il potenziale di crescita e al tempo stesso a migliorare la capacità di aggiustamento e la flessibilità dei mercati in tutti gli Stati membri, anche attraverso una migliore condivisione del rischio. Questo obiettivo politico può essere pienamente raggiunto con un mix di misure a breve e lungo termine. Occorre accelerare l’azione su più fronti: le riforme strutturali, gli investimenti, l’occupazione, il settore bancario e il mercato interno. Queste azioni su diversi fronti sono complementari e sinergiche.

2.1 Governance per aumentare la capacità di crescita

Il quadro di governance deve fornire i giusti incentivi per una politica di bilancio favorevole alla crescita e per un continuo sforzo di riforma. A fronte dei livelli storicamente bassi di investimento e occupazione che si stanno protraendo troppo a lungo è urgente muovere altri passi. I tre principali pilastri delineati dalla recente Annual Growth Survey – il rilancio degli investimenti, le riforme strutturali e la promozione della responsabilità fiscale – dovrebbero essere concepiti come capaci di rinforzarsi reciprocamente.

La comunicazione della Commissione sulla flessibilità nel patto di stabilità e crescita ha segnato un passo in avanti nel miglioramento del mix di politiche, creando appropriati incentivi alla realizzazione di riforme e di investimenti. In questo modo rafforza il coordinamento tra le politiche strutturali e le politiche di bilancio, innescando un circolo virtuoso: le azioni strutturali e gli investimenti stimolano la crescita nel medio termine e quindi favoriscono il consolidamento della finanza pubblica.

2.2 La politica di bilancio

In presenza di tassi di crescita modesta e di una inflazione a livelli eccezionalmente bassi, anche le misure straordinarie messe in atto dalla Banca Centrale Europea si dimostrano insufficienti. In queste condizioni i margini di bilancio dovrebbero essere utilizzati pienamente per sostenere la crescita. Il ripristino di un ritmo sostenibile di crescita e di creazione di posti di lavoro è peraltro il modo più efficace per mantenere il debito su un sentiero sostenibile.

Negli aggiustamenti macroeconomici serve più simmetria. Un ampio surplus delle partite correnti ha un impatto sul funzionamento complessivo della zona euro tanto negativo quanto partite correnti in deficit. Nella misura in cui rifletta un eccesso di risparmi, l’avanzo delle partite correnti dovrebbe essere bilanciato da politiche di promozione degli investimenti, sia pubblici che privati. Un approccio più cooperativo a sostegno della domanda condurrebbe a un equilibrio vincente e complementare con le riforme strutturali. A questo fine la procedura per gli squilibri macroeconomici dovrebbe essere attuata in modo più efficace.

Il nuovo European Fiscal Board dovrebbe adottare nelle proprie attività di analisi un punto di vista pan-europeo e formulare raccomandazioni sulle politiche fiscali per la zona euro nel suo insieme. Questo atteggiamento è cruciale per sviluppare una politica di bilancio aggregata e una strategia di crescita a livello UE che vada oltre la semplice somma dei risultati nazionali.

Le regole da applicare alle politiche di bilancio dovrebbero dimostrarsi adeguate ad affrontare un contesto economico difficile. Un quadro progettato per condizioni normali di crescita e di inflazione si è dimostrato incapace di far fronte all’impatto che una crescita nominale molto bassa può avere sulla crescita potenziale e sulla dinamica del debito. Le raccomandazioni di policy si basano su indicatori di bilancio influenzati da queste carenze, che dovrebbero essere affrontate. La dinamica dei prezzi dovrebbe essere più efficacemente integrata nelle regole di bilancio.

2.3 Mantenere il ritmo delle riforme

Per stimolare le riforme in tutti i paesi, promuoverne il consenso interno e migliorare l’attuazione servono maggiore coordinamento e confronto internazionale. L’attuale politica monetaria accomodante crea una finestra di opportunità che può favorire l’impegno di riforma e migliorare la crescita potenziale. Un maggiore coordinamento tra i paesi e tra le politiche può generare ricadute positive che testimoniano il valore aggiunto dell’appartenenza a un’area economicamente integrata. Inoltre, la convergenza e l’aggiustamento strutturale coordinato comporterebbero una maggiore simmetria nell’aggiustamento macroeconomico.

Tutti i paesi hanno bisogno di aumentare il proprio impegno nell’azione di riforma. Le riforme strutturali dovrebbero sostenere il riequilibrio sia nei paesi in surplus sia in quelli in deficit creando opportunità di profitto che stimolano gli investimenti. Ciò consentirebbe di facilitare l’attuazione di una politica di bilancio più equilibrata per la zona euro nel suo insieme e ridurre l’attuale pressione sul ruolo della politica monetaria.

Inoltre, un legame molto più stretto dovrebbe essere stabilito tra l’analisi e le raccomandazioni di politiche a livello aggregato e le loro implicazioni per i singoli Stati, tenendo conto degli effetti di ricaduta che le politiche economiche nazionali possono avere sugli altri paesi.

2.4 Rilanciare gli investimenti

Gli investimenti sostengono la domanda nel breve termine e rafforzano offerta e prodotto potenziale nel medio termine. In un contesto di ripresa lenta e ancora fragile, gli investimenti costituiscono la priorità assoluta per riportare l’Unione europea su un percorso di crescita sostenibile. Nel corso del recente passato, la caduta degli investimenti nei paesi europei è stata drammatica e diffusa e la ripresa è ancora molto lenta.

Per contribuire a invertire questa tendenza, la Commissione ha avviato il Piano Juncker e ha creato il Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI). Il Piano è un’occasione importante per stimolare gli investimenti privati con il sostegno pubblico. Il Piano prevede di attivare progetti che altrimenti non potrebbero altrimenti concretizzarsi a causa di un rischio eccessivo, o per il verificarsi di fallimenti di mercato, oppure per impedimenti generati da vincoli finanziari e di bilancio.

Il potenziale ruolo di catalizzatore del piano deve essere sfruttato appieno, in sinergia con le risorse provenienti dal bilancio dell’UE e dalle risorse nazionali, incluse le banche di promozione nazionale, per creare vere iniziative europee di investimento volte a finanziare i beni comuni europei, come le reti trans-europee o l’Unione energetica europea.

Iniziative volte a promuovere un uso intensivo della conoscenza, focalizzate sul capitale umano, la ricerca, l’innovazione e l’istruzione di alto livello sono investimenti ad altissimo potenziale di crescita e devono essere adeguatamente supportati. Un forte impegno nella realizzazione delle riforme strutturali potenzierebbe le opportunità di profitto e quindi stimolerebbe gli investimenti.

I paesi dovrebbero utilizzare pienamente i loro margini di bilancio per accrescere gli investimenti. Il quadro di governance dovrebbe prevedere ulteriori incentivi per investire in beni pubblici europei anche a livello nazionale. Ulteriori iniziative comuni a livello europeo dovrebbero essere esplorate: progetti per migliorare il potenziale di crescita dell’UE potrebbero essere finanziati da emissioni di debito comune (“eurobond”).

Infine, condividiamo l’idea di una Unione per la finanza e gli investimenti, nella quale il completamento dell’Unione bancaria, la realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali e del Piano Juncker contribuirebbero a canalizzare più efficientemente i risparmi verso gli investimenti.

2.5 Completare l’Unione bancaria

Completare l’Unione bancaria e preservare la fiducia nel settore bancario costituisce una priorità assoluta. Rendere il nostro sistema bancario più resiliente e limitare l’impatto negativo di eventuali fallimenti bancari sono stati obiettivi prioritari dell’agenda di politica economica, che ha conseguito risultati significativi. Molto è stato fatto nel campo della riduzione dei rischi, in particolare rafforzando le salvaguardie prudenziali delle banche mediante requisiti più stringenti di capitalizzazione e liquidità, rinforzando la supervisione con estesi e severi stress-test per le banche dell’Unione e creando il Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism). Inoltre, il rischio di coinvolgimento del settore pubblico nelle crisi bancarie è stato significativamente ridotto grazie al recepimento nelle normative nazionali della Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD) e con l’introduzione del Meccanismo unico di risoluzione (Single Resolution Mechanism).

Le innovazioni conseguenti all’implementazione della Direttiva BRRD sono sostanziali e il processo di aggiustamento di aspettative e comportamenti degli stakeholder conseguente al nuovo assetto regolatorio richiederà tempo per giungere a completamento. Per evitare il manifestarsi di fenomeni di instabilità finanziaria il processo di implementazione necessita di essere appropriatamente seguito, anche attraverso un migliore informazione, comunicazione, trasparenza e valutazione del rischio.

Nonostante gli innegabili progressi, l’Unione bancaria resta ancora incompleta e richiede di essere dotata di strumenti efficaci da utilizzare nell’evenienza di crisi sistemiche. Un quadro di condivisione dei rischi si rende necessario per creare le condizioni di una credibile stabilità finanziaria. Un Sistema Europeo di Garanzia dei Depositi (European Deposit Insurance Scheme – EDIS) migliorerebbe significativamente il funzionamento dell’Unione bancaria e assicurerebbe una maggiore efficienza e stabilità finanziaria. Inoltre rafforzerebbe la fiducia, che è un fattore chiave del successo dei sistemi bancari, contribuendo ulteriormente a ridurre i rischi sistemici. In più, la istituzione in tempi stretti di un effettivo prestatore comune di ultima istanza presso il Fondo unico di risoluzione (Single Resolution Fund – SRF) è necessaria al fine di rafforzare la capacità finanziaria dell’SRF e più in generale la credibilità del Meccanismo unico di risoluzione delle crisi. La condivisione del rischio è una componente essenziale di un’unione bancaria che si prefigga l’obiettivo di limitare la frammentazione dei mercati e creare un reale quadro comune di condizioni per tutte le imprese dell’Unione europea.

In parallelo – entro un appropriato orizzonte temporale – saranno necessarie ulteriori misure per ridurre gli elevati livelli di debito privato ed affrontare la questione delle sofferenze bancarie, migliorando l’efficienza complessiva del regime preposto alla soluzione delle insolvenze. L’insieme di un sistema di condivisione dei rischi con ulteriori misure di riduzione dei rischi migliorerebbe significativamente la stabilità finanziaria, costituirebbe un valido supporto alla ripresa del mercato del credito e rafforzerebbe le prospettive di crescita economica.

Infine, una effettiva Unione dei mercati dei capitali (Capital Markets Union) rafforzerebbe il sistema facilitando la diversificazione delle fonti di finanziamento, specialmente per le PMI, e rafforzerebbe il Mercato unico (Single Market) contribuendo ad una migliore riposta agli choc nell’area euro, rendendo l’Unione monetaria più solida e resiliente.

2.6 Rafforzare il Mercato unico

Rafforzare ulteriormente il mercato interno rappresenta un’opportunità da non perdere e da cogliere appieno: c’è ampio spazio per ottenere ulteriori benefici da una integrazione più profonda e da una maggiore concorrenza. Il mercato unico interno rappresenta il grande successo comune dell’Europa a ventotto. Il Mercato unico è stato al centro della strategia di crescita europea per più di due decenni. Nonostante questo, gli interessi nazionali, le barriere istituzionali e impedimenti a livello nazionale e europeo hanno ostacolato il pieno raggiungimento dei benefici attesi in termini di competitività e crescita.

Vanno nella giusta direzione gli sforzi in corso per rivitalizzare il Mercato unico, volti a rimuovere gli ostacoli alla creazione dell’Unione dei mercati di capitali, superare la frammentazione del mercato dell’energia, e promuovere l’economia digitale e l’innovazione.

Rispetto al mercato dell’energia, l’integrazione dei mercati nazionali avrebbe un impatto significativo sulla competitività dell’economia europea. Ulteriori passi a livello nazionale sarebbero funzionali al miglioramento delle condizioni del Mercato unico, creando maggiori opportunità di investimento. Le aree di riforma più promettenti includono: la riforma della pubblica amministrazione, che comprende la disciplina degli acquisti del settore pubblico, e la riforma della giustizia civile. Inoltre, le attività economiche transfrontaliere e il benessere collettivo trarrebbero beneficio da una riduzione delle distorsioni nella concorrenza fiscale e da una maggiore trasparenza della tassazione.

Infine, non possiamo dimenticare che la maggiore fonte di crescita in economie caratterizzate dall’invecchiamento della popolazione, quale è quella dell’Unione europea, è la crescita della produttività determinata dall’innovazione. A questo proposito l’obiettivo di una comune strategia di crescita dovrebbe essere tesa alla realizzazione di una effettiva Unione dell’innovazione. In particolare, l’UE dovrebbe adottare un quadro integrato di iniziative per stimolare la creazione di conoscenze attraverso investimenti in istruzione e ricerca che sono i principali motori dell’innovazione.

La cooperazione tra i membri dell’area euro e non, giocherà un ruolo chiave in questo senso. Una più stretta integrazione all’interno dell’Unione economica e monetaria e dell’Unione europea sono e devono essere considerate come sinergiche. La convergenza all’interno dell’area euro non può essere raggiunta a spese della divergenza dei membri non- euro.

2.7 Uno strumento comune per gli aggiustamenti del mercato del lavoro

È necessario un approccio innovativo per promuovere e facilitare aggiustamenti dei mercati del lavoro nell’area euro. In particolare, data l’assenza di tassi di cambio, l’aggiustamento di fronte a choc ciclici avviene nella maggior parte dei casi attraverso l’occupazione.

È necessario un meccanismo di stabilizzazione macroeconomica a livello aggregato poiché i paesi soggetti a vincoli di bilancio stringenti potrebbero non essere in grado di attuare politiche anticicliche e di fronteggiare aumenti del tasso di disoccupazione in caso di choc asimmetrici. Inoltre, la politica monetaria potrebbe rivelarsi insufficiente nel caso di choc specifici di un paese.

Un meccanismo comune che abbia la funzione di mitigare la disoccupazione ciclica e le sue conseguenze rappresenterebbe un’effettiva opportunità per fare un passo avanti verso la sostenibilità e per rafforzare la dimensione sociale dell’Eurozona. Inoltre, se ne trarrebbero benefici di lungo termine poiché elevati livelli di disoccupazione per periodi prolungati comportano un deterioramento del capitale umano, una più bassa produttività e un impatto negativo sulla crescita potenziale.

Un Fondo per stabilizzare il mercato del lavoro fornirebbe risorse ai paesi che sperimentano aumenti significativi della disoccupazione ciclica. Una volta impostato, scatterebbe in maniera automatica in modo da evitare lunghi e complessi processi decisionali.

Uno schema di assicurazione contro la disoccupazione potrebbe contribuire a consolidare la crescita di medio termine, facilitando l’aggiustamento necessario in presenza di choc avversi e limitando l’impatto negativo che ne può conseguire per gli altri paesi. Tale meccanismo amplificherebbe l’impatto delle riforme nazionali in termini di efficacia e di ricadute esterne positive. I paesi non direttamente beneficiari ne trarrebbero vantaggi grazie a condizioni macroeconomiche di contesto migliori e più stabili. Sarebbe un ulteriore segnale di non reversibilità dell’Euro, con ricadute positive sulla fiducia.

Mentre si accresce la condivisione del rischio, il meccanismo dovrebbe prevedere un’adeguata struttura di incentivi per impedire comportamenti opportunistici ed evitare trasferimenti persistenti e unidirezionali di risorse da alcuni paesi verso altri. Ad esempio, il meccanismo potrebbe scattare nel caso che un paese sia colpito da una fase ciclica negativa di entità elevata che comporti un forte aumento della disoccupazione. L’attivazione dei trasferimenti di risorse comuni sarebbe fuori dal controllo dei singoli governi nazionali. I paesi beneficiari dovrebbero comunque attuare riforme strutturali del mercato del lavoro, perché il meccanismo non riguarderebbe la disoccupazione strutturale. Lungi dall’essere una scorciatoia per i paesi che non realizzano le riforme a livello nazionale, la condivisione del rischio insita nel meccanismo rappresenta una spinta verso una loro piena realizzazione e incoraggerebbe l’implementazione di misure coerenti nei diversi Stati membri.

Il meccanismo potrebbe essere finanziato con il ricorso a parte delle risorse nazionali allocate per i sussidi di disoccupazione oppure a nuove risorse derivanti da una capacità fiscale comune. Un tale strumento potrebbe essere realizzato senza modificare i Trattati, e

ciò rafforzerebbe la fiducia reciproca e il sostegno diffuso a cambiamenti dei Trattati ove si rendessero necessari successivamente.

2.8 Affrontare le pressioni ai confini europei

L’Unione europea si trova di fronte a una sfida senza precedenti rappresentata dal flusso dei migranti e richiedenti asilo. La crisi dei rifugiati è chiaramente una questione sistemica che l’Europa deve affrontare. È una questione che, come ampiamente percepito dall’opinione pubblica, richiede una risposta comune a livello europeo. Lo stesso principio di sussidiarietà richiama l’esigenza di una dimensione europea per fronteggiare l’entità e la complessità del fenomeno. L’accordo di Schengen è uno dei più grandi risultati dell’integrazione europea e deve essere preservato e rafforzato.

Per i rifugiati è necessaria una politica di lungo temine, poiché il fenomeno è destinato a durare. Condividere tra l’UE e gli Stati membri la responsabilità per la gestione dei confine esterni sarebbe molto più efficace della dialettica tra le istituzioni comuni e i singoli Stati. Risorse umane e finanziarie dell’UE dovrebbero integrare le politiche nazionali per le operazioni di salvataggio in mare, per la gestione degli hotspot e per la fase di prima integrazione dei rifugiati che raggiungono la frontiera europea. Si tratta di beni comuni che richiedono il coinvolgimento della UE. Abbiamo bisogno di una soluzione che risulti vincente per tutti in modo da bilanciare i costi di breve termine del finanziamento della nuova politica con i benefici di lungo periodo derivanti da un più razionale processo di transizione e integrazione. La portata della nuova politica di gestione condivisa delle frontiere esterne dell’UE richiede fonti finanziarie diverse e giustificherebbe il ricorso ad un meccanismo di finanziamento mutualizzato che potrebbe prevedere l’emissione di titoli comuni.

3. Da una visione di breve termine a una di lungo periodo

Per rendere l’Unione monetaria veramente irreversibile dobbiamo adottare una visione sistemica comune.

Una unione monetaria rafforzata richiede istituzioni comuni forti. In aggiunta all’Unione Bancaria bisognerebbe considerare anche i seguenti altri aspetti.

L’istituzione di un meccanismo di stabilizzazione europea (ESM) ha costituito un importante progresso per la gestione delle crisi dei debiti sovrani, attraverso l’uso di risorse comuni. Dovremmo concentrarci su come sfruttare a pieno i benefici di queste risorse comuni preservando al tempo stesso la loro funzione primaria di contenimento del contagio. Un obiettivo ambizioso sarebbe la trasformazione dell’ESM in un fondo monetario europeo. Nel breve termine l’ESM diventerebbe il prestatore di ultima istanza affinché il Fondo Unico di Risoluzione salvaguardi realmente la stabilità finanziaria dell’Unione.

L’introduzione di un sussidio europeo di disoccupazione, come descritto, rappresenterebbe un primo passo verso la creazione di un sistema di stabilizzazione contro gli choc asimmetrici e rafforzerebbe la fiducia reciproca necessaria per iniziative future più ambiziose.

A livello di Unione europea un fondo comune per il finanziamento e la gestione dei confini esterni rappresenterebbe un ulteriore rilevante esempio di responsabilità solidale e offerta di beni pubblici europei.

Nel lungo periodo l’Unione Monetaria dovrebbe avvalersi di una propria capacità di bilancio finalizzata alla promozione degli investimenti e ad attivare meccanismi anticiclici. In un’area fortemente integrata quale l’Unione Monetaria Europea i beni pubblici possono essere forniti a livello sistemico meglio che a livello del singolo Stato, come nei casi degli investimenti su larga scala, della funzione di stabilizzazione e dei finanziamenti delle politiche degli Stati membri con ricadute esterne positive.

Queste funzioni potrebbero essere gestite da un Ministro delle Finanze dell’Eurozona. Il valore aggiunto di un Ministro delle Finanze europeo sarebbe di attuare una politica di bilancio comune in modo coerente ed internamente equilibrato, a livello aggregato. A tal fine sarebbe necessario un vero e proprio bilancio dell’Area euro dotato di adeguate risorse. Ovviamente il Ministro dovrà ricevere una investitura politica per svolgere in modo efficace il suo mandato. La figura del Ministro dovrebbe essere prevista istituzionalmente all’interno della Commissione europea, come avviene per l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, ed avere un forte legame con il Parlamento europeo.

4. Conclusioni

La crisi ci ha insegnato che la stabilità e il progresso dell’Unione Economica e Monetaria richiedono maggiore fiducia reciproca tra i cittadini e le istituzioni europee e tra gli Stati membri, come pure un approccio sistemico rafforzato con una maggiore attenzione alle esternalità positive del processo di integrazione. La fiducia reciproca può essere rafforzata se ciascun paese si attiene alle regole comuni. Queste ultime devono essere formulate in modo da premiarne il rispetto e scoraggiare comportamenti opportunistici (e quindi in modo da evitare moral hazard). Al tempo stesso le regole devono prevedere forme di condivisone del rischio che incentivino la cooperazione. I meccanismi di condivisione del rischio rappresentano una componente fondamentale per l’efficacia dell’Unione Economica e Monetaria. In altri termini le regole devono consentire la mutualizzazione. La condivisione del rischio e la riduzione del rischio si rafforzano a vicenda. Evitare comportamenti opportunistici rafforza la fiducia e sostiene la mutualizzazione. La condivisione del rischio e la mutualizzazione rappresentano un potente incentivo per il rispetto delle regole e per la prevenzione di comportamenti opportunistici.

Ricostruire la fiducia tra gli Stati membri e disinnescare pregiudizi reciproci sono i principi che dovrebbero guidare le azioni dei governi europei. Tali sforzi devono includere tutti i ventotto Stati membri. Molti di questi passi – in particolare il rafforzamento del mercato unico, lo sviluppo di una efficace unione dei mercati dei capitali, il Piano degli investimenti e le iniziative per gestire la crisi dei rifugiati – sono questioni europee e dovrebbero essere gestite da tutti i ventotto paesi. Il grado di cooperazione tra membri dell’euro zona e non membri su questi temi sarà cruciale per realizzare progressi concreti.

Il dibattito sul futuro dell’unione monetaria rappresenta una grande opportunità per rafforzare la resilienza dell’economia europea e del progetto europeo nel suo complesso. I nostri passi futuri in questa direzione dovrebbero essere guidati dai seguenti principi chiave:

  • Il legame tra questioni di breve e lungo termine dovrebbe essere rafforzato e basato su una visone condivisa. Non dovrebbero esserci motivi per concentrare gli interventi solo nel breve periodo.
  • La distinzione tra misure che richiedono modifiche dei trattati e quelle che non le richiedono non dovrebbe costituire un ostacolo a obiettivi di policy di ampio respiro. Molto si può fare a Trattati invariati, così da costruire consenso sulle revisioni che si rendessero eventualmente necessarie.
  • L’unione economica è un progetto a più dimensioni. Il rafforzamento dell’integrazione monetaria e finanziaria dovrebbe procedere di pari passo con l’adozione di misure per promuovere crescita e occupazione. Un tale approccio mostrerebbe ai cittadini europei che l’Europa è parte della soluzione, non causa del problema.
  • Il rafforzamento dell’UEM costituisce un’opportunità per potenziare le relazioni tra gli Stati membri dell’UEM e i non membri con vantaggi reciproci.
 
 

 

 

 
 
 

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