Design e acqua

di Paolo Deganello


Perchè acquistare l’acqua in bottiglia? Questo comportamento “incoraggiato” dalla pubblicità ha alimentato un business in Italia senza precedenti e persino i designer sono stati chiamati a sviluppare soluzioni creative per superare la geometria tradizionale della bottiglia cilindrica. Da qualche anno le amministrazioni di alcuni comuni toscani stanno mettendo a disposizione dei cittadini gratuitamente dei distributori di acqua di alta qualità con il rischio di mettere in crisi l’industria delle acque minerali, ma restituendo ai cittadini un bene comune – l’acqua – con una serie di ricadute positive: estetiche, sociali, ecologiche.

La copertina di Domus n. 838 del giugno 2001 è dominata dalla bottiglia in plastica per l’acqua minerale di Roos Lovegrove. La forma di questa bottiglia possiamo dire che è informe nel senso che non utilizza i soliti anelli di irrigidimento del cilindro di plastica che caratterizza tutte le bottiglie in plastica dell’acqua minerale. Alla geometria tradizionale della bottiglia cilindrica con anelli di irrigimento il designer sostituisce una superficie molto frastagliata casuale quasi fosse una carta che viene accartocciata e poi parzialmente ridistesa senza recuperare qualsiasi rigore geometrico e qualsiasi simmetria. Prendendo in mano questa bottiglia si ha quasi la sensazione di toccare l’acqua , e la bottiglia di Roos è certamente diversa da tutte le altre bottiglie d´acqua proposte.

Da qualche hanno in Toscana si sta diffondendo il recupero da parte dell’amministrazione pubblica delle antiche sorgenti. L’amministrazione garantisce la potabilità dell’acqua. Dei piccoli distributori, accessibili con auto, a bici a piedi, nei centri urbani, con uno o piú rubinetti distribuiscono gratuitamente o l’acqua di antiche sorgenti naturali come a Capannori o l’acqua dell’acquedotto attentamente controllata nelle sue qualità organolettiche, come nel piazzale della stazione ferroviaria di Castagneto Carducci-Donoratico. La qualità dell’acqua è ottima, i cittadini si portano bottiglioni in vetro o vecchie bottiglie di plastica trasportate sui porta pacchi delle bici, dello scouter, dell’auto, che riempiono per una autonomia domestica di quattro o cinque giorni.

L’amministrazione riduce così sensibilmente la quantità e il costo conseguente di bottiglie di plastica da smaltire nelle discariche, il cittadino non paga l’acqua da bere e tocca con mano la vittoria al referendum nazionale sulla pubblicizzazione dell’acqua, tenutosi in italia nel Giugno del 2011. Certamente nella misura che si diffonde questa distribuzione gratuita di acqua da bere di qualità, si mette in crisi l’industria delle acque minerali, ma si risparmia in trasporto con camion di acqua, in bottiglie di plastica e relativo packaging e si consolida il concetto che l’acqua non è piú una merce, ma un “bene comune” a cui tutti hanno il diritto di accedere, che non può essere piú occasione di profitto ma servizio gratuito garantito dall’ amministrazione pubblica.

Il progetto si sposta dalla bottiglia ai contenitori di acqua da bere, leggeri, duraturi, non piú usa e getta, ai cestelli facili da trasportare a mano o su bici o scouter, a distributori di acqua così detta del sindaco da posizionare in contesti urbani capaci di src=”http://www.ilquintostato.org/lib21bozza/wp-content/uploads/2012/10/design-e-acqua2.jpg” alt=”” title=”design e acqua2″ width=”200″ height=”150″ class=”alignright size-full wp-image-2117″ />valorizzare e dare qualità estetica a questa grande conquista popolare dell’acqua bene comune. Il distributore di Castagneto Carducci-Donoratico, qui fotografato inaugurato l’anno scorso, è attrezzato con panchine circostanti e protetto dall’ombra di grandi pini marittimi, è occasione di incontro tra pensionati, bambini incaricati di riempire i bottiglioni, turisti, emigrati, extracomunitari, signore con voglia di chiacchera. Ha piú senso, ha piú utilitá sociale, é più entusiasmante e gratificante progettare la bottiglia in plastica per l’industria delle acque minerali o dare bellezza ad un bene comune e alla sua gestione?

L’ecologista Giorgio Nebbia autore di libri fondamentali per la diffusione di una cultura ecologista in italia in un articolo pubblicato martedì 30 Agosto 2011 sul quotidiano “La gazzetta del mezzogiorno” parla di fiumi:”come abbiamo cura di tenere pulite le vene e le arterie dei nostri corpi per evitare infarti, così dovremmo curare la pulizia dei fiumi per evitare che il loro corso sia intasato e che le acque fuoriescano ad invadere le città e le campagne distruggendo vite umane e beni materiali… La mia modesta proposta” continua Giorgio Nebbia “sarebbe di riservare una parte dei soldi pubblici, che pure dovranno essere spesi, ad un piano decennale di rimboschimento, pulizia degli alvei…. L’impresa assorbirebbe un milione di lavoratori per dieci anni, farebbe diminuire i costi dell’acqua, creerebbe fonti di energia idrica rinnovabile…”

Se non disegniamo più bottiglie, e disegniamo semmai meravigliose caraffe per portare in tavola l’acqua del rubinetto, contribuiamo alla riduzione dei costi della gestione dei rifiuti di plastica. Se promuoviamo anche col nostro disegno, cestelli, piazze e fontane, la diffusione dell’acqua bene comune, e inoltre sosteniamo con i nostri progetti edilizi ed urbanistici un uso del territorio che valorizzi e non distrugga la risorsa acqua e contribuiamo a promuovere conseguentemente quella riforestazione che insieme alla bonifica dei fiumi è l’unica condizione per risparmiare i milioni di euro che ogni anno lo stato italiano al nord come al sud paga per indennizzare vittime e danni dei territori alluvionati, possiamo permetterci di non sentirci in colpa se mettiamo in crisi l’industria delle acque minerali. Vantiamoci, invece, di aver liberato l’umanità da una merce inutile,una delle tante merci inutili. Potremmo tranquillamente portare alla chiusura tutto l’imponente apparato produttivo delle acque minerali italiane, rinunciare alle royalties per le bottiglie vendute ben compensate dalla progettazione per i Comuni di fontane, e per un’industria impegnata su una nuova mobilità su bici attrezzate per il trasporto dell’acqua, contribuire a spostare quell’occupazione liberata dalla produzione delle acque minerali nella cura dei fiumi e del territorio, dare così migliore lavoro, migliore abitalibilità del territorio, una maggiore ricchezza costruita non sulla commercializzazione di una merce inutile ma sulla mutazione di questa merce in bene comune gratuito.

Può il progetto contribuire ad arrestare questo processo di esasperata mercificazione di tutto e tutti e contribuire a mostrare la bellezza dei molti beni comuni che la sapienza popolare, apartitica ma intensamente vissuta, sta dispiegando in tutte le piazze e le strade per una rivalorizzazzione di molte merci e diritti quale bene comune, come è gia stato fatto per l’acqua? È compito del progetto promuovere l’uso di bottiglie di plastica per di più ben disegnate che fortemente incidono sul costo dello smaltimento rifiuti delle diverse amministrazioni o collaborare al progetto di tutte quelle situazioni, dalla fontana al cestello per la bici che valorizzino quella che è una grande conquista sociale: l’acqua è un bene comune, il primo di molti altri futuri beni comuni, che non comporta il privilegio di chi se la può permettere, è un bene gratuito per tutti….il primo forse di molti altri beni comuni riconosciuti che puó radicalmente cambiare quel concetto di merce che continuano a chiederci di disegnare e per cui troviamo sempre meno motivazioni per renderle delle belle forme.