Van Gogh: Sogno di dipingere, poi dipingo i miei sogni – 1

L’occasione per parlare, cercare, conoscere e comprendere questo artista e attraverso di lui per scoprire interessanti riflessioni intime, ci è offerta con l’ultimo film di Julian Schnabel “Van Gogh: Sulla soglia dell’eternità”.

Il film racconta gli ultimi anni tormentati della vita dell’artista, ma ciò che costituisce l’elemento veramente interessante del film non è tanto la ricostruzione dei fatti, la mera narrazione biografica dell’artista, quanto la forma che Schnabel usa per cercare di rendere, di restituire attraverso il cinema l’intensità febbrile della sua arte, il tratto nervoso della pennellata, la visione del mondo e della realtà soggettiva, personale, anch’essa di rara e intensa profondità. Schnabel prova ad entrare nella testa del pittore, e cerca di seguirlo sul crinale sottile che lo fa oscillare tra follia e genio artistico. Lasciamo alla sensibilità del lettore la valutazione critica del film, incoraggiandolo alla visione, perchè questo film, in cui Schnabel utilizza tutti gli strumenti visivi a sua disposizione per seguire l’esperienza artistica di Van Gogh, le sue percezioni, le sue immagini, i suoi colori, le sue emozioni, merita in ogni caso di essere visto per l’originalità della proposta e per lo sforzo di rappresentare l’interiorità di un uomo geniale, intenso e raro. Non è sul film , però, che vogliamo concentrare la nostra attenzione, ma su Van Gogh stesso, sul mondo interiore di un uomo dalla ineguagliabile sensibilità artistica.
Per questa operazione ci siamo avvalsi delle “Lettere a Theo” (Ed. Guanda), una raccolta parziale della corrispondenza (821 lettere) intercorsa tra Vincent van Gogh e il fratello Theodorus van Gogh, iniziata nel 1872 e conclusasi con la morte dell’artista nel 1890.
La prima pubblicazione delle lettere risale al 1914, nel 2009, dopo quindici anni di ricerche, il Van Gogh Museum di Amsterdam ha pubblicato l’edizione integrale delle lettere scritte da Vincent e dei disegni in esse contenuti insieme a altre 80 lettere inviate a lui dai suoi corrispondenti, familiari e amici. L’opera in sei volumi è stata curata da Leo Jansen, Hans Luijten, Nienke Bakker.
Per l’Italia, hanno ottenuto i diritti alla pubblicazione di una selezione di lettere la casa editrice Donzelli (265 lettere e 110 schizzi originali pubblicate nel 2013, con il titolo Scrivere la vita, nella traduzione di Marianna Matullo e Laura Pignatti); e la casa editrice Einaudi (200 lettere con i relativi disegni, pubblicate con il titolo Lettere, a cura di Cynthia Saltzman, nel 2013, nella traduzione di M. Botto, L. Pignatti, C. Stangalino).

Le lettere di Vincent van Gogh costituiscono una intensa e commovente testimonianza dell’artista, che si rivela anche uno scrittore di straordinario talento, ci offrono il racconto della sua vita e la possibilità di penetrare il suo universo artistico. La lettura di queste pagine ci pone di fronte ad un uomo che non ha nulla del genio irrequieto, depresso, folle e ubriacone, che ci è stato rappresentato nel tempo. Le sue lettere sono, invece, un insieme emozionante di pensieri lucidi, profondi, intensi di rara bellezza come i suoi dipinti, in cui si rivela un sottile pensatore alla costante ricerca del senso dell’esistenza. Costituiscono il suo laboratorio dell’anima, in cui ha avuto modo di sviluppare ed esprimere in maniera sempre più compiuta le sue idee sull’arte, sulla vita, sulla pittura e sulle sue tecniche, sulla letteratura e sulla condizione umana in generale.
Questo primo articolo lo dedichiamo alle sue riflessioni sull’arte e sul fascinoso uso dei colori.

Essere un artista, essere un sognatore
[…] « Sono un artista » – […] « sempre alla ricerca, senza mai trovare ». E` precisamente il contrario del dire: « So, ho trovato ». Per quanto io sappia, il termine significa: « Sto cercando, sto lottando, ci sono dentro con tutte le mie forze ».

Ugualmente tutto cio` che c’e` di veramente buono e bello, di belta` interiore morale, spirituale e sublime negli uomini e nelle loro opere, io penso che venga da Dio, e che tutto cio` che c’e` di cattivo e di brutto nelle opere degli uomini e negli uomini non venga da Dio e che Dio stesso non lo approvi. Ma involontariamente sono sempre portato a credere che il mezzo migliore per conoscere Dio sia di amare molto. Amare un amico, una persona, una cosa, quello che vuoi tu, e tu sarai sulla buona strada per saperne di piu`, ecco cio` che mi dico. Ma bisogna amare di intima simpatia interiore, con volonta`, con intelligenza, cercando sempre di approfondire la conoscenza in ogni senso. Tutto cio` conduce a Dio, tutto cio` conduce alla fede incrollabile. Qualcuno, per esempio, amera` Rembrandt, ma profondamente, e quello sapra` con certezza che c’e` un Dio e ci credera`. Qualche altro approfondira` la storia della rivoluzione francese – e neppure quello sara` incredulo, perche´ vedra` che anche nelle grandi cose c’e` una potenza sovrana che si manifesta. Qualche altro avra` seguito per un certo tempo lo svolgersi gratuito della grande universalita` della miseria e avra` notato le cose che gli sono capitate sotto gli occhi, che ha intese con le sue orecchie, e ci avra` riflettuto sopra e finira` anche lui per credere e per apprendere piu` di quanto non possa egli stesso dire. Cerchiamo di capire la parola definitiva contenuta nei capolavori dei grandi artisti, dei veri maestri, e vi si trovera` Dio. Qualcuno lo avra` scritto o detto in un libro, qualche altro in un quadro. Poi leggere semplicemente la Bibbia e il Vangelo: come fa pensare e quanto pensare e a quante cose pensare. Ebbene, pensate questo molto, pensate questo tutto, e il pensiero si sollevera` al di sopra del livello ordinario nonostante voi stessi. Dato che si sa leggere, si legga dunque! Ora, in certi momenti, si potra` pure essere un po’ astratti, un po’ sognatori, ce ne sono alcuni che diventano un po’ troppo astratti, un po’ troppo sognatori; forse succede a me, ma lo sbaglio e` mio, e poi, dopo tutto, chissa` se non ne avevo ragione, se era questa o quella ragione che mi rendevano assorto, preoccupato o inquieto; ma ci si risolleva sempre da cio`. Il sognatore talvolta cade nei pozzi, ma poi si dice che ne esca. E per l’uomo astratto c’e` la sua presenza di spirito, come compenso. E` talvolta un personaggio che trova la sua ragione d’essere in questa o in quella o in quell’altra ragione, che non si vede sempre al primo momento e che il piu` sovente si dimentica involontariamente per indifferenza.

L’arte e` gelosa, non vuole che a lei si preferiscano le malattie, cosı` faccio quanto desidera. Quindi spero che tra breve riceverai di nuovo qualche nuovo disegno abbastanza buono. La gente come me non deve ammalarsi, per cosı` dire. Voglio che tu capisca bene la mia concezione dell’arte. Bisogna lavorare a lungo e duramente per afferrarne l’essenza. Quello a cui miro e` maledettamente difficile, eppure non penso di mirare troppo in alto. Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente. […] Sia nella figura che nel paesaggio vorrei esprimere non una malinconia sentimentale ma il dolore vero. In breve, voglio fare tali progressi che la gente possa dire delle mie opere: « Sente profondamente, sente con tenerezza » – malgrado la mia cosiddetta rozzezza e forse perfino a causa di essa. Sembra pretenzioso parlare oggi in questo modo, ma e` questo il motivo per cui voglio spingermi innanzi con tutte le mie forze. Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullita`, un uomo eccentrico o sgradevole – qualcuno che non ha posizione sociale ne´ potra` averne mai una; in breve, l’infimo degli infimi. Ebbene, anche se cio` fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’e` nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno. Questa e` la mia ambizione, che, malgrado tutto, e` basata meno sull’ira che sull’amore, piu` sulla serenita` che sulla passione. E` vero che spesso mi trovo nello stato piu` miserando, ma resta sempre un’armonia calma e pura, una musica dentro di me. Vedo disegni e dipinti nelle capanne piu` povere, nell’angolo piu` lurido. E la mia mente e` attratta da queste cose come da una forza irresistibile. Le altre cose vanno perdendo sempre piu` interesse e, piu` me ne libero, piu` rapidamente il mio occhio afferra le cose per il loro valore pittorico. L’arte richiede un lavoro persistente, lavoro malgrado tutto, e osservazione continua. Per lavoro persistente intendo un lavoro continuativo, ma anche il non cambiare le proprie opinioni a richiesta del tale o del tal altro.

Quanto al valore in denaro del mio lavoro, non oso dir altro se non che mi meraviglierei molto se col tempo il mio lavoro non dovesse diventare altrettanto vendibile quanto quello degli altri. Naturalmente non posso sapere se questo si verifichera` ora o piu` avanti, ma ritengo che la via piu` sicura, che non puo`fallire, e` di lavorare dalla natura con fedelta` ed energia. Prima o poi il sentimento e l’amore della natura dovranno provocare una reazione in persone che si interessino d’arte. E` dovere del pittore essere completamente preso dalla natura e usare tutta la sua intelligenza nel suo lavoro per esprimere il sentimento, di modo che la sua opera possa divenire intelligibile agli altri. Secondo me, lavorare per il mercato non e` precisamente la via giusta; anzi, significa prendere in giro i cultori d’arte. I pittori veri non possono averlo fatto; la simpatia che essi hanno ricevuto ad un determinato momento era il risultato della loro sincerita`. Questo e` tutto quanto so sull’argomento e penso di non aver bisogno di saperne di piu`. Naturalmente e` una cosa diversa il cercare persone cui la propria opera piaccia e che possano amarla – naturalmente cio` e` permesso. Ma non deve divenire una speculazione; allora forse le cose volgerebbero al peggio e farebbero indubbiamente sı` che uno perda del tempo che dovrebbe venir dedicato al lavoro in se´.

Che cosa e` il disegno? Come lo si impara? E` lavorare attraverso una muraglia invisibile in ferro che sembra sorgere tra quanto si sente e quanto uno sa fare. Come attraversare quel muro – visto che sbatterci contro e` inutile? Bisogna minare subdolamente il muro, scavandovi sotto lentamente e pazientemente, a parer mio. E, vedi un po’, come si puo` continuare a lavorare con assiduita` senza che la stessa presenza di quel muro ci disturbi o distragga – a meno di non riflettere e di non regolare di conseguenza la propria vita, secondo i propri princıpi? E lo stesso si verifica in altre cose, oltre che nell’arte. Le cose grandi non sono incidentali, devono essere opera della volonta`. Se siano i princıpi di un uomo a originare dalle azioni, o le azioni dai princıpi, e` un problema che mi pare insolubile e altrettanto degno di venire risolto quanto quello dell’uovo e della gallina. Ma ritengo sia estremamente positivo e di grande valore che si debba tentare di sviluppare le proprie capacita` di riflessione e di volonta`.

Colori, disegno e natura

Perche´ invece di cercare di rendere esattamente cio` che ho davanti agli occhi, mi servo del colore in modo piu` arbitrario per esprimermi con intensita`. Comunque lasciamo stare la teoria, voglio darti un esempio di cio` che intendo dire. Vorrei fare il ritratto di un amico artista, che sogna i grandi sogni, che lavora come l’usignolo canta, perche´ e` questa la sua natura. Quest’uomo dovrebbe essere biondo. E vorrei mettere nel quadro la stima e l’amore che ho per lui. Lo ritrarrei dunque cosı` come e`, piu` fedelmente possibile, per cominciare. Ma il quadro non sarebbe terminato cosı`. Per finirlo faro` il colorista arbitrario. Esagerero` il biondo dei capelli, arrivando ai toni arancione, ai gialli cromo, al limone pallido. Dietro la testa, invece di dipingere il muro banale del misero appartamento, dipingero` l’infinito, faro` uno sfondo semplice del blu piu` ricco, piu` intenso che riusciro` ad ottenere; da questa semplice combinazione, la testa bionda, illuminata su questo sfondo blu sontuoso, rende un effetto misterioso come di stella nell’azzurro profondo. Nel ritratto del contadino mi sono regolato con lo stesso sistema. Tuttavia senza pretendere in questo caso di evocare lo splendore misterioso di una pallida stella dell’infinito. Ma immaginando l’uomo terribile che dovevo fare in mezzo al forno della mietitura, in pieno mezzogiorno. Da cio` gli arancioni sfolgoranti come ferro arroventato, da cio` i toni di oro vecchio luminoso nelle ombre.

In natura il nero assoluto non esiste realmente. Ma, come il bianco, e` presente in quasi tutti i colori e va a creare la varieta` infinita dei grigi – diversi per tonalita` e forza. Cosicche´ in natura, in effetti, non si vedono che quella tonalita` e quelle sfumature. Ci sono solo tre colori fondamentali – rosso, giallo e blu; i colori « composti » sono l’arancione, il verde ed il viola. Ma con l’aggiunta del nero e del bianco si ottiene l’infinita varieta` dei grigi – rosso grigio, giallo grigio, blu grigio, verde grigio, arancione grigio, viola grigio. E` impossibile dire, ad esempio, quanti siano i grigio-verde; ce n’e` una varieta` infinita. Ma l’intera chimica dei colori e` piu` complessa di quelle poche semplici regole. E l’averne una visione chiara vale di piu` che avere settanta colori diversi – perche´ con quei tre semplici colori e il bianco e il nero si possono creare piu` di settanta tonalita` e varieta`. Colorista e` l’uomo che sa subito come analizzare un colore quando lo vede in natura e dice, ad esempio: « Quel grigio-verde e` giallo, piu` nero e blu », ecc. In altre parole, l’uomo che sa trovare i grigi della natura sulla sua tavolozza. Per poter prendere appunti dalla natura o per poter fare dei piccoli schizzi e` assolutamente necessario possedere un senso estremamente sviluppato del contorno, che serve pure per poter piu` tardi intensificare l’effetto del disegno. Penso che questo non lo si acquisti senza sforzo, ma soprattutto con l’osservazione e particolarmente mediante duro lavoro e ricerca; ed e` anche necessario un particolare studio dell’anatomia e della prospettiva.

Il bosco sta diventando proprio autunnale – vi sono effetti di colore che trovo molto raramente nei dipinti olandesi. Ieri verso sera stavo dipingendo nel bosco un terreno piuttosto in pendenza coperto da foglie di betulla secche e ammuffite. Il terreno era di un marrone rossastro chiaro e scuro, reso ancor piu` tale dalle ombre degli alberi che vi gettavano sopra delle strisce scure che a volte venivano quasi cancellate. Il problema, che io trovavo molto difficile, stava nell’ottenere la profondita` del colore, l’enorme forza e solidita` di quel terreno – e mentre dipingevo mi accorsi per la prima volta di quanta luce ci fosse ancora in quel crepuscolo – e di mantenere quella luce e al tempo stesso la luminosita` e la profondita` di quel colore denso. Perche´ non puoi immaginarti un tappeto piu` meraviglioso di quel marrone rossastro profondo nel bagliore del sole di una sera d’autunno, schermato dagli alberi. Da quel terreno si levano giovani betulle che da un lato sono colpite dalla luce e sono di un verde brillante in quel punto; nel lato in ombra quei tronchi sono di un verde nerastro caldo e profondo. Dietro quegli alberelli, dietro quel terreno marrone rossastro c’e` un cielo di un grigio-azzurro delicatissimo, caldo, quasi per nulla azzurro, tutto splendente – e di contro al tutto un bordo, una nebbiolina di verde e una trama di piccoli steli e di foglie giallastre. Alcune figure di raccoglitori di legna si aggirano come masse scure di ombre misteriose. La bianca cuffia di una donna che si curva a raccogliere un ramo secco spicca improvvisamente contro il marrone rossastro profondo del terreno. Una gonna e` colpita dalla luce – appare un’ombra – la scura immagine di un uomo si staglia sopra il sottobosco. Una cuffia bianca, un berretto, una spalla, un busto di donna si modellano di contro al cielo. Quelle figure sono grandi e piene di poesia – nella penombra di quella profonda tonalita` d’ombra paiono enormi terracotte che si stiano modellando in uno studio. Ti descrivo la natura; fino a che punto io abbia reso l’effetto nel mio schizzo, io stesso non so; ma so di essere rimasto colpito dall’armonia di verde, rosso, giallo, nero, azzurro, marrone e grigio. Era molto simile a un De Groux, un effetto simile al suo schizzo Le de´part du conscrit, ad esempio, che era una volta al Palazzo Ducale. E` stato difficile a dipingersi. Per il terreno ho usato un tubo e mezzo, della misura grande, di bianco – eppure il terreno era molto scuro – ancor piu` rosso, giallo, ocra marrone, nero, terra di Siena, bistro – e il risultato e` un marrone rossastro, ma un colore che varia dal bistro al rosso vino profondo e perfino a un pallido colore biondo-rosato. E poi c’e` anche il muschio sul terreno, e il bordo di erba nuova, che viene colpito dalla luce e brilla ed e` molto. difficile da rendere. Ecco che infine hai uno schizzo che ritengo abbia un significato e che esprime qualcosa, qualunque cosa possano dirne. Mentre lo dipingevo mi dicevo: non devo andarmene prima che ci sia in esso qualcosa di una serata d’autunno, qualcosa di misterioso, qualcosa di serio. Ma dato che questo effetto non dura, dovevo dipingere in fretta. Le figure entrarono in un attimo con alcune pennellate forti di un pennello sicuro. Mi ha colpito con quanta solidita` quei piccoli tronchi fossero radicati al suolo. Iniziai a dipingerli col pennello, ma dato che la superficie era gia` tanto appiccicosa, le pennellate vi si perdevano – cosı` le radici e i tronchi li strizzai fuori dal tubetto e li modellai un poco col pennello. Sı` – ora se ne stanno lı`, sorgono dal suolo, profondamente radicati in esso. In un certo senso sono lieto di non aver imparato a dipingere, perche´ in tal caso potrei aver imparato a trascurare un effetto come questo. Ora io dico, no, questo e` proprio quanto voglio – se e` impossibile, e` impossibile; cerchero` di farlo, benche´ non sappia come si dovrebbe fare. Io stesso non so come lo dipingo. Mi siedo con una tavola bianca di fronte al luogo che mi colpisce, guardo quel che mi sta dinanzi, mi dico: « Questa tavola vuota deve diventare qualcosa » – torno insoddisfatto – la metto via e quando mi sono riposato un po’, vado a guardarla con una specie di timore. Allora sono ancora insoddisfatto, perche´ ho ancora troppo chiara in mente quella scena magnifica per poter essere soddisfatto di quello che ne ho tirato fuori. Ma trovo che nel mio lavoro c’e` in fondo un’eco di quello che mi ha colpito. Vedo che la natura mi ha detto qualcosa, mi ha rivolto la parola e che io l’ho trascritta in stenografia. Nella mia stenografia ci sono forse parole che non si possono decifrare, forse ci sono errori o vuoti; ma in essa c’e` qualcosa di quanto mi ha detto quel bosco o quella spiaggia o quella figura, e non si tratta del linguaggio addomesticato o convenzionale derivato dalla maniera che e` oggetto di studio o da un metodo piuttosto che dalla natura stessa. Ti accludo un altro piccolo schizzo che ho fatto sulle dune. Ci sono dei piccoli cespugli le cui foglie sono bianche da un lato e verde scuro dall’altro, e stormiscono e luccicano di continuo. Sullo sfondo, alberi scuri. Vedi che sono immerso con ogni mia forza nel dipingere; sono preso dal colore – finora mi sono trattenuto e non ne sono dispiaciuto. Se non avessi disegnato tanto, non sarei in grado di afferrare il senso e di rendere una figura che ha l’aspetto di una terracotta non finita. Ma ora mi sento in mare aperto – la pittura va continuata con tutte le forze che posso dedicarle.

Sono estremamente contento pero` che tu abbia notato una combinazione, sia che tu lo abbia fatto per percezione diretta che indiretta. Inoltre, uno degli studi ti e` sembrato una variazione sul tema del marrone-grigio: ebbene, era proprio cosı`, pero` tutti e tre gli studi delle patate sono cosı`, con questa differenza, che l’uno e` uno studio in terra di Siena, l’altro in terra di Siena bruciata, e il terzo in ocra gialla e rossa. Quest’ultimo – che e` il piu` grande – e a parer mio il migliore – malgrado lo sfondo opaco nero, che ho lasciato appositamente opaco perche´ anche gli ocra sono per loro natura colori non trasparenti. Quanto a quello studio, il piu` grande di quelli di patate, e` realizzato variando, spezzando quegli ocra non trasparenti con un blu che e` trasparente. Dato che ocra rossa piu` ocra gialla da` arancione, la loro unione col blu e` piu` neutra, e contro quel colore smorzato [le patate] diventano o piu` rosse o piu` gialle. La luce piu` forte dell’intero quadro e` semplicemente dell’ocra gialla pura. Il motivo per cui questo giallo smorto spicca tanto e` che e` messo in mezzo a un’ampia zona di un colore che, se fosse neutro, direi violetto; perche´ ocra rossa piu` blu da` dei toni violetti. Ebbene, anche i nidi sono stati dipinti appositamente su uno sfondo nero, perche´ volevo si capisse chiaramente che questi oggetti non venivano dipinti nel loro ambiente naturale, ma su uno sfondo convenzionale.

Dimmi – hai notato che quei miei studi con lo sfondo nero hanno la luce piu` chiara in una gamma cromatica bassa??? Quando impiego cosı` una gamma cromatica piu` bassa di quella della natura, riesco a mantenere ugualmente l’armonia delle tonalita` perche´ scurisco non soltanto le ombre ma anche, e in egual misura, le luci. Quei miei studi li ho dipinti per fare una sorta di ginnastica, per salire e scendere di tono – non dimenticare che ho dipinto il muschio bianco e grigio con un colore che era letteralmente fango, mentre nel quadro sembra luminoso. […] Queste cose che riguardano i colori complementari, i contrasti simultanei, e il neutralizzare i colori complementari, sono il primo e piu` importante problema; il secondo e` l’influsso reciproco di due colori gemelli, per esempio del carminio sul vermiglio, di un viola rosato su un viola azzurrastro. Il terzo problema e` quello di un azzurro chiaro contro lo stesso azzurro, ma scuro, del rosa contro il rosso-marrone, del giallo limone contro il giallo chamois e cosı` via.

Bisogna fare sempre uso intelligentemente dei bellissimi toni che i colori creano di loro propria iniziativa quando li si spezza sulla tavolozza, ti ripeto – bisogna iniziare dalla propria tavolozza, dalla conoscenza che si ha dell’armonia dei colori, il che e` ben altra cosa del seguire servilmente e meccanicamente la natura. Eccoti un altro esempio: supponiamo che io dipinga un paesaggio autunnale, degli alberi con delle foglie gialle. Va bene – una volta che io l’abbia concepito come una sinfonia di giallo, che importa se il giallo e` lo stesso di quelle foglie o meno? E` cosa di ben poca importanza. Molto, tutto direi, dipende dalla mia capacita` di percepire le infinite varianti della tonalita` di una stessa famiglia di colori. […]

Brani tratti da “Lettere a Theo” (Ed. Guanda)